Labyrinth | Chessboard

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Video installazioni
About This Project

Il Labirinto rappresenta un interstizio spaziale e temporale, un luogo sospeso tra un’entrata e un’uscita. L’uomo è l’architetto e contemporaneamente l’inquilino del labirinto. Esso lo protegge dall’esterno (da ciò che non conosce), ma allo stesso tempo lo inganna a trascorrere “un’emozionante” vita in sicurezza, dove regna la routine. Una vita statica, abitudinaria, ma con la tacita possibilità di tornare indietro e ricominciare se per caso ci si trovasse difronte a una scelta.  Il modo di uscire dal labirinto, non è la vista ma è il tatto, inteso come contatto con l’esterno, come presa di coscienza di se. La Scacchiera e il gioco degli scacchi sono il luogo delle scelte strategiche, metafora di una vita basata sugli schemi (la griglia) in cui le mosse e quindi i ruoli determinano il destino di un individuo (il pezzo). La Struttura: Quattro schermi di proiezione disposti in modo tale da ottenere una struttura “cubica”, essi rappresentano una situazione protetta, chiusa ma allo stesso tempo rigida. Nel gioco degli scacchi ogni singola casella si chiama casa, per questo il pavimento della struttura, dal nostro punto di vista, rappresenta una casella della scacchiera, mentre i quattro schermi rappresentano le pareti delle caselle attorno, erette come barriere (i muri del labirinto). Proiezioni: 2 fasi di proiezione uguali per tutti gli schermi: Nella prima fase le proiezioni mostrano una porta nera e il racconto si sviluppa al di fuori di essa. Nella seconda fase il racconto si sviluppa all’interno della porta mentre il resto rimane in ombra. Queste due fasi rappresentano il passaggio da compiere tra un’entrata e un’uscita. Pareti bianche porte nere= entrate Pareti scure porte chiare = uscite Contenuto visivo e sonoro: Una persona alla volta entra all’interno della struttura, le proiezioni sono identiche per ciascuna facciata, mostrano quattro pareti bianche con una porta (un rettangolo nero) al centro di ciascuna. Le sensazioni iniziali possono essere contrastanti: un senso di protezione ma allo stesso tempo una sensazione di solitudine e d’inquietudine. L’audio è accogliente, rassicura, ma dopo pochi minuti si ripete in loop. Lentamente dal bianco dello schermo compaiono delle siluette umane in lontananza (come se si trovassero dietro gli schermi), inizialmente poco definite e poi man mano che si avvicinano sempre più riconoscibili. Avanzano dal fondo in linea retta. Questa fase è in loop, le siluette arrivano quasi a toccare la parete dello schermo si ritraggono e indietreggiano a gambero. L’individuo è consapevole della distanza che pone tra se e ciò che non conosce (l’esterno, l’altro da se) e il senso di protezione generato da queste stesse barriere che lo costringono a un rimando continuo. (l’indietreggiare) Fino a che queste siluette si fermeranno davanti allo schermo e lo inizieranno a toccare. La proiezione cambiano subito dopo il tocco, le protagoniste ora sono le porte nere, tenute come presenza fin dall’inizio. Esse non saranno altro che l’individuo stesso, rimasto tra l’entrata e l’uscita ma che alla fine decide di uscire. A school project made with Lara Scaccabarozzi | video maker